Strumenti di amministrazione remota del server. Ovvero: cara Microsoft, perché ci odi?

Perché odi i sistemisti come categoria, intendo. La gestione degli Strumenti di amministrazione remota del server cambia con regole kafkiane.

Come sapete, scrivo poco e quasi sempre di altri argomenti, ma questa disavventura con gli Strumenti di amministrazione remota del server merita di essere raccontata. Non tanto per la “scoperta” in sé, quanto perché spiega alla perfezione un certo tipo di approccio. Del quale Microsoft sta cercando di liberarsi, ma che affligge ancora molte aziende. Parlo della furia iconoclasta, ovvero l’assoluta incapacità di conservare una procedura o una pratica in modo da agevolare gli addetti ai lavori.

Gli Strumenti di amministrazione remota del server sono una comodità

Questo è innegabile per chiunque amministri uno o più server in ambiente Active Directory: si installano su una macchina locale annessa al dominio e lo si controlla senza bisogno di accedere ogni volta al server in remoto. Da sempre, o per lo meno da Windows 7, devono essere scaricati a parte e funzionano solo con le versioni “pro” del sistema operativo. Fino a qui nulla di strano. A questa pagina si trovano i pacchetti e le istruzioni.

Qui si parte con le nevrosi

Confrontiamo la sezione Download con quella degli Strumenti di amministrazione remota del server per Windows 10

The Hell? Windows 7 ha due download: 32 e 64 bit. Facile e pulito. Windows 10 ha SEI PACCHETTI. Tre a 32 e tre a 64 bit. Che dipendono dal numero di versione di Windows 10, cioè dall’aggiornamento installato. Che va controllato nelle informazioni di sistema. Grazie Microsoft per avere introdotto un’altra possibile sorgente di errore. Ma a questo si può sopravvivere.

Ma, cara Microsoft perché cambi una procedura consolidata?

Facciamo un passo indietro. Sempre sulla pagina ufficiale del download degli Strumenti di amministrazione remota del server di Windows 7, possiamo trovare la procedura, tutto sommato semplice.

Per farla breve, consta di tre semplici passaggi:

  • Installare il pacchetto scaricato
  • aprire il Pannello di Controllo, scegliere Programmi e funzionalità -> attiva o disattiva componenti di Windows.
  • Scorrere fino a Strumenti di amministrazione remota del server e attivare quello che ci serve

Ora, Windows 7 ha nove anni. E, a memoria d’uomo, la procedura è sempre stata questa.

Fast forward a giugno 2018

Capita di dover installare gli Strumenti di amministrazione remota del server su Windows 10. Ci si confronta fra colleghi. Circolano le solite informazioni: “Scarica, installa, apri il pannello di controllo, attiva quello che ti serve, bella li”.

Il primo tentativo va a vuoto, non trovo gli strumenti fra i componenti di Windows. Controllo di avere scelto il pacchetto giusto. Provo a scaricarlo nuovamente.

Secondo tentativo. Come il primo. Va bene, il computer ha qualche grana. Provo su un altro. Stesso risultato.

Ne provo tre. Niente di niente. Sentendomi come Zoolander davanti al computer, scrivo una mail ai colleghi più esperti.

La risposta è la perifrasi educata di quello che abbiamo detto sopra “Scarica, installa, apri il pannello di controllo, attiva quello che ti serve, bella li“. Niente di niente.

Poi, per puro caso, uso Cortana per cercare informazioni. E mi si palesano gli Strumenti di Amministrazione Remota come gruppo di App installate. Eppure non le ho attivate. Incredulo, controllo e mando uno screenshot ai colleghi:

strumenti di amministrazione del server su WIndows 10

strumenti di amministrazione del server su WIndows 10

Bug? Malfunzionamento? Nemmeno per sogno. Microsoft, dopo quasi dieci anni, cambia la procedura. E ovviamente si premura di documentarlo. Dove?

Qui:

Le informazioni sulla nuova modalità di installazione sono a metà pagina. In un paragrafo che bisogna aprire cliccando.

Le informazioni sulla nuova modalità di installazione sono a metà pagina. In un paragrafo che bisogna aprire cliccando.

Ho conservato lo screenshot dell’intera pagina per dare un’idea delle proporzioni. Esatto. A metà di un paragrafo che deve essere aperto per potersi leggere. Quante sono le possibilità che un professionista che ha fatto la stessa cosa nello stesso modo per svariati anni ci vada a leggere prima di farla per l’ennesima volta?

Ora, colpa nostra di sicuro. A ogni piede sospinto meniamo il torrone ai nostri utenti con il fatto che le cose vanno fatte con attenzione e le istruzioni vanno sempre lette.
Ma magari quel terzo abbondante di primo scroll che Microsoft ha prontamente pensato di usare per cercare di vendermi un Surface poteva essere usato diversamente. Che ne so, magari con un annuncio: “Brava gente, guardate che in Windows 10 la procedura è cambiata: controllate le istruzioni. Nel frattempo, vi interessa un Surface? Oggi vengono via a poco“.

Purtroppo, al di là dello scherzo, questo è un dramma estremamente diffuso nel mondo IT: la gestione delle informazioni è sempre complessa, frammentaria. Provate a cercare i driver di un computer di marca di più di cinque anni fa, per esempio. Oppure la iso di un disco di ripristino.

In questo caso poi, il fatto che prima dell’informazione venga il tentativo di vendermi qualcosa rende le cose ancora più fastidiose. Perché, cara Microsoft, se sto cercando di scaricare un tool come questo, sono già tuo cliente e mi hai venduto, direttamente o indirettamente, almeno due sistemi operativi. Per non parlare di tutti quelli che “dipendono” dal mio lavoro.
Farmi lavorare meglio significa guadagnare di più nel medio e lungo termine. Sei proprio sicura che fare cassa subito cercando di stantuffarmi un Surface invece di darmi le informazioni che mi servono sia una buona idea?

Esame ECDL con Windows XP: è ancora possibile?

Alcuni giorni fa, parlando con un caro amico, mi ha raccontato di aver patito le pene dell’inferno nel cercare di aiutare una sua conoscente, perché questa si stava preparando all’esame ECDL con Windows XP. E lui, per aiutarla, ha dovuto creare una macchina virtuale apposita con tutte le complicazioni del caso.

Perché ci sembra così strano usare Windows XP per l’ECDL?

Il primo motivo è il più banale: è un sistema operativo nato 16 anni fa. Per i tempi dell’informatica, un’era geologica, e anche per le persone, non è che si scherza. Se lo usate su un computer che è stato comprato con questo sistema operativo, significa che ha, nella migliore delle ipotesi, dieci anni. Che sono tanti per un’auto o uno scooter, figuriamoci per uno strumento tecnologico.

La seconda e più importante ragione è che anche Microsoft ha interrotto qualsiasi supporto a Windows XP l’8 aprile 2014. Significa che da almeno tre anni questo sistema operativo è abbandonato a sé stesso, senza nessuna manutenzione o aggiornamento.

Quindi, affrontare l’esame ECDL con Windows XP significa, di fatto farlo su un prodotto ben oltre la fine della carriera e soprattutto decisamente obsoleto. Che per una certificazione che dovrebbe agevolare l’inserimento nel mondo del lavoro sembra un controsenso.

esame ECDL con Windows XP

Wikipedia ci ricorda quanto è “vintage” Windows XP

Esame ECDL con Windows XP, è possibile?

A giudicare da quello che possiamo leggere sulla pagina ufficiale delle software suite, si, è possibile. La pagina è aggiornata al 12 aprile 2017, ed elenca espicitamente Windows XP in molti dei moduli. Attenzione però, perché le cose cambiano se ci rivolgiamo alle pagine ufficiali del sito europeo. Per esempio, visitando quella che si riferisce al modulo Computer Essentials, non troviamo più WindowS XP fra i software, ma solo le versioni successive. Sembrerebbe, insomma, che a livello europeo il sistema operativo più datato per conseguire la certificazione ECDL sia Windows 7. Il dubbio, quindi, è legittimo. Lo studente ECDL italiano che armato di buona volontà e una certa passione per il vintage si sia certificato ECDL nel 2017 con Windows XP, vedrà la sua competenza riconosciuta a livello europeo?

Windows XP nel 2017, il rovescio della medaglia

Ora, dal mio punto di vista,effettuare il test ECDL con Windows XP, o con qualsiasi altro sistema operativo non ha poi tutta questa differenza, anzi: XP, proprio perché più datato, è più spartano e in alcuni casi permette ai neofiti di capire meglio cosa si muove “sotto al cofano” e alcuni principi di base. Certo, è come andare a scuola guida con una Uno del 1985, ma, come si direbbe in campo automobilistico, così si impara a sentire il motore. Vero o falso che sia, rimane che per comprendere i principi di base come copia / incolla, file e cartelle e per levarsi il timore di usare i computer, può essere una soluzione accettabile. Non eccezionale, ma accettabile. Quindi, fermo restando che secondo la fonte ufficiale in Italia ci si può certificare ECDL su Windows XP, rimane un problema: Windows XP sopravvive su meno del 9% dei computer installati al mondo, secondo Net market Share. Quindi, la domanda più che lecità e: che senso può avere imparare a usare il computer su una piattaforma di minoranza?.

esame ECDL con Windows XP

 

La questione del test ECDL con Windows XP ne solleva altre

La risposta non è semplice, e ci mette di fronte a una serie di bivi. Perché se da un lato è vero che i sistemi operativi moderni offrono una infinità di funzioni in più, è anche vere che la vita digitale delle persone si svolge sempre meno dal PC. Ad eccezione dei contesti lavorativi, infatti, l’uso del PC è sempre più relegato ad appassionati e a chi ha un hobby specifico (fotografia, montaggio video). La mia esperienza mi dice che gli altri spesso fanno quasi tutto dal telefono o dal tablet e, anche se usano il PC, di rado si allontanano dalle web App e dal browser.

Il primo problema, dunque, sarebbe quello di dividere l’approccio per il mondo del lavoro, che per la verità abbiamo sempre inteso come obiettivo principale di ECDL, da quella che è la “cittadinanza digitale”, cioè l’opportunità anche per chi non deve usare in Digitale e Internet per lavoro, di accedere alle opportunità di questo mondo.

Qualcosa in questo senso, nel mio piccolissimo, ho cercato di fare nell’imprinting del progetto #Biellainclude e, nonappena questo riprenderà, sarà senza dubbio la strada da seguire. Se dovessi fare una previsione, domani vedo ECDL come risorsa professionale per tutti gli ambiti in cui l’uso del Digitale è strumentale alla professione (il più classico degli esempi: la figura dell’impiegato amministrativo), e un altro tipo di corsi per una sorta di “educazione civica digitale” (si, #Biellainclude, penso a te ;) ). Per la verità anche in seno a ECDL, in particolare a livello europeo, sembra che alcune cose si stiano muovendo in quella direzione. Ma sto divagando.

ECDL, Windows XP, Open Source e così via

Uno dei problemi principali di ECDL è sempre stato quello di doversi confrontare con un mondo in cui il 90% del mercato è rappresentato da prodotti unici per marca. Il sistema operativo più diffuso è un prodotto commerciale, il pacchetto per l’ufficio più diffuso anche, e così via. Per questo, uno dei fronti aperti più complicati è proprio il fatto di conciliare questo con l’universalità dell’insegnamento. E, per ora, l’idea sembra essere sempre stata quella di favorire la produttività e la possibilità di inserimento nel mercato degli allievi, favorendo le piattaforme più diffuse. Per esempio, la versione Open Source della certificazione ECDL esiste, ma trovare una sede in cui conseguirla è decisamente più impervio. Questo genera buona parte delle idiosincrasie. Perché, se ragioniamo sui dati di diffusione, le cose si fanno ancora più complicate.

Se Windows XP, globalmente esiste ancora sul 9% delle piattaforme, infatti, chiunque frequenti qualche azienda, sa che spesso, nel tessuto produttivo italiano, le cose possono essere diverse (giusto per fare un esempio, proprio ieri mi sono state chieste informazioni su un computer equipaggiato con windows 98). Quindi, il problema “commerciale”, sembra essere senza soluzione: Innovare e preparare gli allievi al futuro o condannarli a imparare anche un sistema operativo “maggiorenne”?

ECDL, Windows e il futuro: una possibile soluzione

Come ribadisco da tempi non sospetti, una possibile soluzione c’è, ed è il proverbiale uovo di colombo, che nasce da una semplice osservazione:

perché a scuola guida non ci sono gli stessi problemi?

Molto semplice: perché in quel campo sono previsti degli standard! Non importa la marca o il modello di auto, ma per circolare in Europa deve avere alcune caratteristiche di base: comandi, impianto ottico, tipo di motore e così via.

Semplificando in modo estremo (le cose sarebbero molto più complesse), basta applicare lo stesso principio: una possibile strada sarebbe quella di identificare alcune funzionalità indispensabili e creare uno standard che ne fissi i criteri. Per assurdo che possa sembrare pensiamo a questo: dover disporre di frecce e fanali non ha mai limitato la creatività dei designer di auto.

Inoltre, spesso, nel mondo digitale gli standard “di fatto” già esistono. Qualche esempio? Grassetto e corsivo negli editor di testo, l’uso del tasto destro, il copia / incolla.

Semplificando estremamente il discorso, basta codificarli meglio e renderli universali. Con i formati di file le cose sono andate “quasi” bene, riuscire a farlo per le applicazioni potrebbe essere un buon segnale di maturità.

E ci libererebbe per sempre dai problemi di obsolescenza per le certificazioni ECDL, i test center e le piattaforme di insegnamento.